Mens sana

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I prodotti lattiero-caseari sono (stati) oggetto di molte ricerche finalizzate a valutare l’associazione tra il loro consumo e l’insorgenza o l’aggravamento di malattie non trasmissibili. Peraltro, qualche volta con risultati controversi, prontamente utilizzati per campagne mediatiche contro questi alimenti.  In generale, però, esiste un consenso scientifico sul ruolo positivo svolto dall’assunzione di latte e certi suoi derivati nella prevenzione di alcune malattie (cardiovascolari, diabete) e obesità.

Meno noti sono i meccanismi biologici alla base di queste evidenze. Anche se appare sempre più evidente che una delle possibili spiegazioni risieda nella capacità del regime alimentare di modulare il microbiota intestinale. Le attuali evidenze dimostrano, in linea di massima, che questi cambiamenti a livello di phylum e specie del microbiota intestinale sono variabili e dipendenti, tra altri fattori, dalle caratteristiche microbiologiche e compositive del prodotto lattiero-caseario consumato. Ad esempio, l’assunzione di latte (fermentato) aumenta l’abbondanza relativa di alcuni taxa batterici, riduce la diversità batterica ed esercita un effetto protettivo nei confronti di alcuni patogeni. Per altri latticini e derivati l’impatto appare meno importante per i cambiamenti a livello di phylum, specie e eterogeneità microbica.

Questo effetto di modulazione appare ancora più importante se si accetta l’idea della linea di comunicazione diretta, bidirezionale, tra intestino e cervello. Ciò che viene riassunto nel concetto di “gut-brain axis”, espanso a quello di “microbiota-gut-brain axis”. Soprattutto in termini di neuroinfiammazione e neurodegenerazione potenzialmente causate da alterazioni del microbiota e della permeabilità intestinale. Per questo, numerose ricerche hanno cercato di mettere in relazione anche gli stili alimentari con il declino cognitivo in età avanzata. E diverse di queste hanno identificato il consumo moderato (circa una volta al giorno) di latticini come parte fondamentale di una dieta “cognitivamente” sana.

Già diverse aziende sono concentrate sullo sfruttamento dell’intelligenza artificiale per creare prodotti lattiero-caseari e ingredienti che possono avere un impatto positivo sul benessere mentale puntando sul “microbiota-gut-brain axis”. Non è tuttavia semplice trarre conclusioni definitive. A oggi, le evidenze sono limitate dalla necessità di valutare alcuni fattori confondenti. Solo la precisa comprensione dei meccanismi responsabili delle interazioni tra popolazioni batteriche intestinali e latte e derivati potrà quindi fornire certezze sulle possibili implicazioni per la salute (anche mentale) dei consumatori. Di sicuro, sulla base di certe “derive” nutrizionali e alimentari oggi veicolate dai media, mi sentirei comunque (da non nutrizionista) di suggerire a molti… un moderato consumo di latte e derivati.

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